La risposta breve: non è soltanto la torre della spiaggia

Per chi arriva d’estate, Torre Mileto è il profilo di pietra che separa visivamente mare, scogliera e macchia mediterranea. Ma quel blocco quadrangolare racconta almeno sette secoli di storia: avvistamento, difesa, comunicazioni con le Isole Tremiti, osservazioni meteorologiche e controllo della costa.

Si trova su un piccolo sperone roccioso tra le lagune di Lesina e Varano, con Monte d’Elio alle spalle. La posizione spiega quasi tutto: da qui si controllava un tratto ampio dell’Adriatico settentrionale del Gargano e si comunicava con gli altri presidi costieri. Il Parco Nazionale del Gargano la descrive come una delle torri più antiche della zona e ricorda che il punto di terraferma è a sole undici miglia dalle Tremiti.

Da Maletta a Mileto: il nome conserva una storia medievale

Le prime attestazioni documentarie della torre risalgono al XIII secolo. Il nome originario, rimasto nell’uso dialettale come Maletta, viene collegato dal Parco a Manfredi Maletta, camerario del Regno nella seconda metà del Duecento. Nel Medioevo il presidio proteggeva un casale omonimo, poi distrutto durante un’incursione nel 1245.

Dire che l’attuale edificio sia interamente duecentesco sarebbe però impreciso. La struttura visibile viene datata con certezza alla metà del XVI secolo, quando il viceregno spagnolo rafforzò la rete delle torri costiere. È lo stesso sistema del quale facevano parte la vicina Torre Calarossa, Torre Scampamorte sull’istmo di Lesina, Torre Fortore e le torri di Varano.

Una sentinella costruita per parlare con altre sentinelle

Torre Mileto non funzionava come un monumento isolato. La sua utilità dipendeva dalla possibilità di vedere e farsi vedere dagli altri presidi: segnalare un pericolo lungo la costa significava trasformare una catena di torri in un sistema di comunicazione rapido per l’epoca.

La pianta è quadrangolare e i lati sono orientati secondo i punti cardinali. La corona superiore conserva cinque caditoie, elementi difensivi dai quali era possibile controllare la base della costruzione. La scalinata sul lato sud è invece un’aggiunta successiva. Tra Seicento e Settecento la torre ospitò stabilmente una piccola guarnigione.

La vicina Torre Calarossa, costruita nel 1569 e oggi ridotta a due pareti principali, aiuta a leggere quel paesaggio come una rete. Le torri non erano cartoline: erano infrastrutture di sicurezza poste a distanza visiva lungo un litorale esposto.

Nell’Ottocento il mare non portava solo minacce, ma messaggi

Con il cambiare delle esigenze, cambiò anche il lavoro della torre. Nella prima metà dell’Ottocento Torre Mileto divenne base telegrafica per i contatti con le Isole Tremiti. Alla funzione si affiancarono una stazione meteorologica e un impianto semaforico, collegati a un piccolo approdo nella baia orientale.

A metà Novecento l’edificio fu utilizzato come caserma della Guardia di Finanza, con stazione radio e uno spazio per l’atterraggio degli elicotteri sulla sommità. Questo uso terminò verso la fine degli anni Sessanta. La sequenza è significativa: per secoli lo stesso punto ha continuato a servire alla lettura del mare, anche quando strumenti e minacce erano ormai completamente diversi.

Il relitto del 1607 e i tre cannoni custoditi nella torre

Il racconto continua sotto la superficie. Nei fondali davanti alla penisola si trova il relitto della Poma Santa Maria, una marsiliana affondata nel 1607 in circostanze che il Parco definisce misteriose. L’imbarcazione era sospettata di trasportare un carico illecito di armi.

Nel 1975 la Soprintendenza Archeologica della Puglia e il Nucleo Sommozzatori dei Carabinieri di Taranto recuperarono tre cannoni, oggi conservati all’interno della torre. È uno dei dettagli meno conosciuti e più concreti: Torre Mileto non osserva soltanto un paesaggio storico, ma custodisce anche oggetti emersi dal mare che controllava.

Intorno alla torre: sorgenti, olivastri e tracce dei trabucchi

Il valore del luogo non finisce alle mura. Il Parco segnala insediamenti nell’area dal Neolitico al Medioevo, macchia mediterranea, sorgenti d’acqua dolce e un sistema costiero delicato tra scogliera e dune. Sui margini rocciosi restano anche tracce di due trabucchi, attivi fino alla metà del Novecento e gestiti da famiglie che tramandavano il mestiere.

Gli olivastri modellati dal vento, con il caratteristico portamento a bandiera, mostrano quanto il paesaggio sia esposto agli elementi. Guardare Torre Mileto come un insieme — architettura, mare, vegetazione e memoria del lavoro — aiuta a evitare la lettura più povera, quella del semplice fondale per una fotografia.

Come avvicinarsi al luogo senza inventare una visita

La torre è di proprietà del Comune di San Nicandro Garganico ed è stata restaurata e resa fruibile nel 2005. Nel 2026 è stata aperta in via straordinaria per la Giornata regionale della Costa; questo, però, non equivale a un orario quotidiano garantito durante l’estate.

Chi vuole entrare dovrebbe verificare prima eventuali aperture con Comune o Parco. L’esterno e il paesaggio si possono apprezzare rispettando segnaletica, proprietà, vegetazione e tratti di costa più fragili. Non bisogna arrampicarsi sulle strutture, avvicinarsi ai ruderi instabili o trasformare sorgenti e dune in aree di passaggio indiscriminato.

Torre Mileto resta un simbolo perché continua a mettere insieme ciò che San Nicandro ha davanti e alle spalle: Adriatico, Tremiti, lagune, Monte d’Elio e una lunga storia di persone che hanno osservato il mare. Segui San Nicandro Oggi per altri racconti verificati del territorio e condividi questo articolo con chi conosce la torre soltanto d’estate.

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