La risposta breve: un borgo scomparso, una chiesa ancora leggibile

Sul versante occidentale del Monte d’Elio, nel territorio di San Nicandro Garganico, c’è un luogo in cui il paesaggio racconta quasi mille anni senza bisogno di effetti speciali. Il parco archeologico e ambientale conserva le rovine della città medievale di Devia, la chiesa romanica di Santa Maria di Monte d’Elio e una rete di percorsi che riprende in parte antiche mulattiere.

È un punto raro del Gargano: dal rilievo lo sguardo abbraccia la laguna di Lesina, la costa di Torre Mileto, la piana e i rilievi del promontorio, mentre poco lontano si trova la Grotta dell’Angelo. La forza di Devia sta proprio nell’incontro tra archeologia, architettura religiosa e geografia. Non è un monumento isolato, ma il frammento di un paesaggio abitato per secoli.

Che cos’era Devia

Le certezze sono meno numerose delle domande. La scheda ufficiale dell’Ente Parco Nazionale del Gargano non attribuisce al sito una data di fondazione sicura, ma documenta nell’XI secolo la presenza di una comunità di origine slava. Il piccolo borgo viveva soprattutto di agricoltura e occupava una posizione capace di controllare il territorio tra le lagune di Lesina e Varano e la costa adriatica.

Devia fu abbandonata verso la fine del XIV secolo. Anche qui è necessaria prudenza: le ragioni non sono chiarite in modo definitivo. L’Ente Parco indica come possibile spiegazione le ricorrenti incursioni saracene, ma la presenta come ipotesi, non come fatto conclusivo. I luoghi di culto di Santa Maria e della vicina Grotta dell’Angelo continuarono invece a essere frequentati; il sito risulta definitivamente abbandonato nel XVIII secolo.

Camminare tra i resti significa quindi leggere un insediamento che non ha consegnato una storia lineare. Le rovine delle abitazioni e le tracce dell’abitato mostrano che qui esisteva una comunità organizzata, ma molte risposte dipendono ancora dallo studio archeologico e dalla tutela di ciò che resta.

Santa Maria di Monte d’Elio e gli affreschi medievali

Il punto più riconoscibile è la chiesa di Santa Maria, chiamata anche Santa Maria di Devia. L’edificio è romanico e ha una pianta a tre navate; all’esterno si leggono le tre absidi semicircolari. All’interno conserva un ciclo di affreschi datato tra il XII e il XIII secolo, una presenza che rende il complesso importante ben oltre il valore panoramico.

La chiesa aiuta a immaginare Devia non come un semplice gruppo di case, ma come un centro con un proprio spazio religioso e sociale. Architettura, pitture e rovine appartengono allo stesso racconto: separarli farebbe perdere il rapporto tra la comunità medievale e il paesaggio in cui viveva.

Il progetto del 2026: che cosa è stato autorizzato davvero

Il 17 aprile 2026 il portale trasparenza del Ministero della Cultura ha pubblicato un atto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia. L’atto riguarda un progetto di restauro e valorizzazione della chiesa di Santa Maria di Devia in località Monte d’Elio, da candidare a finanziamento regionale.

La formula va letta con precisione. L’autorizzazione riguarda il progetto e la sua candidatura: dalla scheda pubblica non si può dedurre che il finanziamento sia già stato concesso, che esista un cantiere aperto o che siano stati fissati tempi di esecuzione. È comunque un passaggio concreto, perché riconosce una proposta di intervento su un bene monumentale e rimette Devia al centro dell’attenzione istituzionale.

San Nicandro Oggi seguirà gli eventuali atti successivi — concessione delle risorse, affidamento, calendario e modalità di visita — soltanto quando saranno pubblicati da fonti ufficiali. Anticipare oggi cifre o date significherebbe trasformare un’autorizzazione in una promessa che il documento non contiene.

La Grotta dell’Angelo, tra Paleolitico e Medioevo

A circa un chilometro dai resti di Devia si apre la Grotta dell’Angelo. L’Ente Parco segnala selci lavorate che attestano frequentazioni umane fin dal Paleolitico, oltre a graffiti, reperti medievali, tombe altomedievali e una vasca ricavata nella roccia. La tradizione locale lega la cavità al culto dell’Arcangelo Michele.

Il collegamento tra grotta, chiesa e città amplia enormemente la cronologia del luogo. In pochi chilometri si passa dalla preistoria al Medioevo e alla storia moderna della tutela. Proprio per questo la cavità non va trattata come una normale attrazione: la scheda del Parco parla di accesso con lampade, ma non pubblica orari, condizioni aggiornate o un servizio continuativo di visita.

Come arrivare e che cosa verificare prima della visita

L’Ente Parco indica l’accesso dalla Superstrada garganica in direzione Torre Mileto, proseguendo poi verso il Monte d’Elio. Dall’area di parcheggio parte un breve sentiero che raggiunge gli scavi e il piazzale della chiesa, seguendo in parte il tracciato della vecchia mulattiera verso Masseria Palmieri e la costa.

La scheda descrittiva del sito è aggiornata al 19 maggio 2023 e non costituisce un calendario di apertura. Prima di partire è quindi prudente verificare con il Comune o con l’Ente Parco eventuali accessi regolamentati, lavori, visite accompagnate e condizioni dei sentieri. Non bisogna entrare in aree chiuse, oltrepassare recinzioni, toccare affreschi o reperti né affrontare cavità senza una guida competente e attrezzatura adeguata.

  • porta acqua, scarpe adatte a un fondo naturale e protezione dal sole;
  • evita le ore più calde e controlla meteo e rischio incendi;
  • non affidarti a indicazioni datate per orari o accessibilità;
  • lascia il sito come lo hai trovato: nessun segno sui muri, nessun reperto rimosso, nessun rifiuto.

Perché Devia merita di essere raccontata oggi

Devia non ha bisogno di diventare una leggenda per essere straordinaria. Le informazioni verificate bastano: una comunità medievale attestata nell’XI secolo, una chiesa romanica con affreschi del XII e XIII secolo, un borgo abbandonato e un paesaggio che unisce due lagune, il mare e il promontorio.

Il progetto autorizzato nel 2026 offre l’occasione per tornare a guardare questo patrimonio con attenzione, distinguendo ciò che è documentato da ciò che resta da scoprire. Segui San Nicandro Oggi: aggiorneremo la storia quando emergeranno atti, ricerche o modalità di visita realmente confermate.