Una storia cominciata con una Bibbia

La storia della comunità ebraica di San Nicandro Garganico non nasce da un’antica presenza rimasta nascosta per secoli. Prende forma nel Novecento attorno a Donato Manduzio, un sannicandrese che, leggendo la Bibbia, iniziò a osservare precetti dell’ebraismo e a riunire attorno a sé un piccolo gruppo di familiari e vicini.

Le fonti collocano il passaggio decisivo nell’agosto del 1930. La sequenza della visione notturna e del dono della Bibbia è raccontata dallo stesso Manduzio nel suo diario: va quindi letta come testimonianza autobiografica del modo in cui egli interpretò la propria esperienza, non come un fatto verificabile dall’esterno.

Chi era Donato Manduzio

Manduzio nacque nel 1885 da una famiglia di braccianti. Non frequentò la scuola e imparò a leggere e scrivere da autodidatta durante il servizio militare nella Prima guerra mondiale. Una malattia contratta durante quel periodo lo rese invalido e ridusse progressivamente la sua attività fisica, lasciandogli più tempo per la lettura.

Secondo la ricostruzione della Comunità ebraica di Napoli, nella notte tra il 10 e l’11 agosto 1930 Manduzio ebbe una visione che descrisse come una lampada da accendere nell’oscurità. Il giorno seguente ricevette una Bibbia. Dalla lettura della Genesi e dell’Esodo maturò la convinzione di dover seguire la legge mosaica e cominciò a parlarne con le persone a lui vicine.

È importante non trasformare questa vicenda in leggenda. Il diario è una fonte preziosa perché conserva la voce di Manduzio, ma racconta la sua percezione religiosa. Date, contatti e passaggi istituzionali vanno invece confrontati con le ricostruzioni delle comunità ebraiche e con gli studi storici successivi.

Dal gruppo locale ai contatti con l’ebraismo italiano

All’inizio Manduzio pensava che il popolo ebraico non esistesse più. Quando seppe che in Italia erano presenti comunità organizzate, scrisse a Torino e Firenze e fu indirizzato al rabbino capo di Roma. I primi scambi furono prudenti: un gruppo nato autonomamente in un paese del Gargano era un caso inatteso e richiedeva verifiche.

Dal 1936 i rapporti diventarono più strutturati. Raffaele Cantoni visitò San Nicandro nel luglio 1937 con l’obiettivo di regolarizzare il rituale e accompagnare il gruppo verso l’ebraismo italiano. Quel percorso si scontrò però con il clima politico del fascismo e, dal 1938, con le leggi razziali e le pressioni esercitate sugli ebrei.

Durante la guerra arrivarono nuovi contatti. La Comunità ebraica di Napoli e il sito della comunità locale ricordano l’incontro con soldati ebrei presenti in Puglia e, nel 1944, con Enzo Sereni, che insegnò al gruppo l’Hatikvah. Anche questo passaggio mostra come un’esperienza nata attraverso una lettura autonoma si sia progressivamente collegata a persone, istituzioni e pratiche dell’ebraismo reale.

Il riconoscimento e il rito a Torre Mileto

Dopo la guerra il processo di conversione poté avanzare. La ricostruzione della Comunità ebraica di Napoli indica che il rabbino Alfredo Ravenna arrivò nel luglio 1946 per organizzare i riti; tra il 4 e il 18 agosto furono circoncisi tredici uomini e, circa dieci giorni dopo, il bagno rituale si svolse nel mare Adriatico a Torre Mileto.

Manduzio, ormai gravemente malato, non poté sottoporsi all’intervento. Morì a San Nicandro il 15 marzo 1948. La sua vicenda personale finì prima del trasferimento della maggior parte del gruppo, ma il percorso che aveva avviato continuò oltre la sua morte.

Le partenze per Israele e chi rimase a San Nicandro

Tra il 1948 e i primi anni Cinquanta la maggior parte degli ebrei di San Nicandro partì per Israele. Le fonti non sempre coincidono sul numero preciso e sull’arco temporale delle partenze: per questo è più corretto parlare di più ondate, senza trasformare una stima in un dato definitivo.

La ricostruzione pubblicata dalla comunità locale ricorda che alcune donne, tra cui la moglie di Manduzio, rimasero a San Nicandro e trasmisero la pratica religiosa alle generazioni successive. È un elemento essenziale: la storia non è soltanto quella di un fondatore e di una migrazione, ma anche di chi mantenne una continuità nel paese.

Il sito della realtà ebraica locale documenta ancora una sinagoga, una casa di preghiera e la presenza di un Sefer Torah. Non usiamo invece una cifra attuale dei membri, perché i numeri pubblicati online non sono accompagnati da una data di rilevazione abbastanza chiara.

Perché questa storia riguarda ancora San Nicandro

La vicenda di Manduzio collega un paese del Gargano alla storia dell’ebraismo italiano, alle persecuzioni del fascismo, alla guerra e alla nascita dello Stato d’Israele. Ma il suo valore locale sta anche altrove: mostra come lettura, relazioni e scelte collettive possano cambiare la traiettoria di famiglie intere e lasciare una memoria che attraversa più generazioni.

Raccontarla con rigore significa separare l’esperienza religiosa descritta nel diario dai passaggi storici documentabili, evitare formule celebrative automatiche e riconoscere il ruolo delle persone che accompagnarono il gruppo e di quelle che conservarono la continuità dopo le partenze.

Questa ricostruzione è un punto di partenza, non un archivio completo. Documenti familiari, fotografie datate, lettere e testimonianze verificabili possono aiutare a precisare luoghi, protagonisti e cronologia. Chi ne conserva può segnalarli a San Nicandro Oggi, indicando provenienza e contesto, così da aggiornare la memoria pubblica senza confondere ricordi e fatti accertati.